Archeo

Monte Ruju e Su Muru è Ferru, (il muro di ferro)

Il monte è un vulcano spento alto 536 m. Una colata lavica, ha formato un muro ciclopico conosciuto da tutti come Su Muru
e Ferru o Diccu. Il muro discende dalla cima lungo il fianco del monte fino ad arrivare ai piedi dell’altura. In alcuni tratti raggiunge l’altezza di 9-10- m. e la larghezza di 2-4-m.
Su Muru è Ferru è unico in Italia, in Europa è presente in Islanda  qualcosa di simile.

DICCO: corpo roccioso, generalmente con andamento subverticale o obliquo, formatosi per il raffreddamento di magma in un condotto di alimentazione o in una frattura. Vasti sistemi di dicchi antichi sono posti in evidenza dai processi di erosione. Quando il magma si intrude fra corpi di rocce sedimentarie, si forma un dicco se gli strati sedimentari vengono attraversati in senso verticale o un filone-strato, se l’intrusione segue l’andamento della stratificazione del corpo sedimentario.

Il Santuario Nuragico Federale

Sul monte S. Antonio  “Sa cherchizza” (le rovelle) alt 599 m.
Si tratta di un santuario nuragico dalle caratteristiche molto particolari, inserito in un vasto complesso edilizio e localizzato in un vero e proprio nido d’aquila. A guardia ed a vista di un vastissimo territorio,
Il monumento consiste in
Un tempio a pozzo (5 m. di diametro)
Un grande cortile lastricato (15,3 x13,30)
Un corridoio di accesso ad (6,35 m. x1,30 m. di altezza)
Una possente torre nuragica (25 m. di diametro e l’altezza conservata,
dalla pista, di 4.60 m.)
Una muraglia ciclopica (20m.x2 m.)
Una torre capanna (10 m.di diametro)

La Fibula (fibbia) di Siligo

Un pezzo di enorme interesse archeologico.

Si tratta di una fibula ad arco di violino ritorto e simmetrico. L’esemplare di Siligo  è caratterizzato da una verga a sezione quadrangolare ed a torsione non serrata, che potrebbe essere avvicinato ad un frammento da un insediamento palafittico del Lago di Garda, se non fosse che la sezione della molla è circolare nella fibula di Siligo e quadrangolare in quella settentrionale. Nessuno dei pezzi dello stesso tipo o assimilabili ad esso dall’Italia è assolutamente identico all’esemplare sardo; un frammento dal ripostiglio di Lipari, attribuito da Bernabò Brea- Cavaler a questo tipo, è purtroppo incompleto e contorto. Fuori d ’ Italia, la fibula ad arco di violino ritorto a torsione non serrata da Karphi (Lasithi, Creta) è quella che gli si accosta maggiormente, salvo il numero leggermente inferiore delle torsioni ed il senso,da destra verso sinistra e non viceversa; anche un frammento da Psychro sembra confrontabile con questi, ma non è indicata la sezione della verga. Va però osservato che l’identità non si riscontra quasi mai fra le fibule dei tipi più antichi.
L’inquadramento cronologico è quello dell’orizzonte del Bronzo Recente di Peschiera per i pezzi italiani e per il tipo in sé, mentre per quelli cretesi. Lo Snodgrass indica il XII secolo e la Sapouna- Sakellarakis il periodo Successivo, dal subminoico al protogeometrico.
Non è facile ipotizzare la provenienza della fibula di Siligo, certamente le relazioni ormai indiscutibili dell’isola con il mondo miceneo, sub miceneo, cipriota e levantino fanno ritenere più plausibile un contatto via mare con un’altra isola del Mediterraneo orientale,piuttosto che con l’area veneta, circumlacustre e prealpina. Ancora più probabile sarebbe una provenienza liparota qualora come sembra, l’identificazione della fibula dal ripostiglio dell’Acropoli sia esatta.
È evidente che una tale ipotesi non è senza conseguenze per la datazione della fibula stessa e del suo arrivo nel santuario di Siligo; sulla base dei dati dei quali si dispone in questa fase delle indagini, una collocazione nell’età del Bronzo Finale sarebbe preferibile.
Fulvia Lo Schiavo ( Soprintendenza archeologica di Sassari )

Nostra Segnora de Mesu Mundu