Racconti / Filippo Ledda

La libellula

Avevo  deciso di effettuare un controllo all’acquedotto rurale in regione “Mesu e Kantaros” (1) e per questo avevo disposto che, oltre al fontaniere Gigi Carta, vi fossero anche due operai, zio Paolo Caria un uomo di ottanta anni e Filippo Lutzu.Lasciato il mezzo di trasporto sulla strada di bonifica,ci siamo inoltrati in un sentiero che ci ha portati  a costeggiare il fiume omonimo,che prende il nome dalla zona“Mesu e Kantaros”.; L’acqua  scorre lungo “Sa Kascia” (2)a destra e a sinistra in un solco che porta l’acqua tra le piante.Può anche darsi che esistono delle persone alle quali la natura non dica niente, perché inserite in un mondo così inconscio da svolgere la funzione loro assegnata senza spirito di osservazione, ma pur vi sono esseri umani sviluppati che oltre a svolgere la loro funzione se ne rendono conto. L’odore di un fiume non contaminato da elementi estranei alla sua natura non è facile descriverlo anche perché si sovrappongono una infinità di “gusti” che ne formano uno solo, identificabile in una miriade  di altri “gusti”; tra l’altro si sentono: l’acqua pulita e pura, l’acqua  che marcisce, le erbe fresche e quelle in decomposizione e in particolare su questa fase si sente il “ giunco” “su giuru”, “s’ascione”, “su pilu de s’ajana”, “sa menta” ecc, che si percepiscono  non simultaneamente, ma come se ognuno di questi “gusti” abbia  una lunghezza d’onda differente che si incunea nelle narici  e scende nella gola per unificarsi in un simbolo unico- un odore solo- un gusto solo- un sapore solo- una essenza unica ed esclusiva come se, trasportata in un unico cavo i periodi e gli intervalli, giunge d’un colpo come una droga amalgamata. Gli uccelli quelli che ancora non ci anno lasciato,completano questo disordine, questa anarchia, per cui ogni elemento svolge la propria funzione biologica di vita e di morte, ma quello che percepisci è l’odore della vita. Tra gli invertebrati- mosche – moscerini e altri- vi è un essere (e con franchezza  non so se questo sia senza scheletro) che si aggira tra i rovi di mori e giunchi, tra  fiori e piante, tra un erba e un fieno. Si aggira, dicevo con una grazia sofisticata e naturale allo stesso tempo: decolla e si posa atterrando verticalmente, essere vivente  di nome “libellula”, graziosa e pulita, sempre in punta di piedi, non arreca  nessuna molestia, si cala così delicatamente come se avesse avvertito lo stelo del bisogno di riposo e dalla grazia di ospitarla, come a negare quel principio  fisico di quel greco di Siracusa. Nere e color oro, sempre in festa, si aggirano e si rincorrono e senza impatto si posano. E senza collisioni tutto il dì stanno tra l’ombra e il sole con le pale(3) al vento, come a ringraziare quel momento magico che elementi materiali inorganici trasformarono in essa e come a sancire ancora una volta che quel momento  non si ripeterà più. Quando ti si posa davanti compone le pale (3) a mò di commiserazione verso l’uomo, che contaminando “Su Riu” (4) gli toglie la vita, quella vita che la brutta materia  gli diede. Se ne posa una nera, felpata e trasparente tra le ali. Noi siamo fermi in quel punto curiosando tra le libellule in volo. Una color d’oro    gira e rigira intorno a quella nera, che avevamo visto posarsi prima; ad un tratto  assistiamo ad una cosa insolita: la libellula color d’oro si posa con le zampine  sul dorso dell’amica, l’amica sposta lateralmente la parte inferiore come un  braccio la solleva in alto, la piega ed aggancia l’amico sul collo amò di  tenaglia, come per sorreggerlo e dargli equilibrio, stabilità, sicurezza;  e lui, la libellula color d’oro ricurva, quella che io chiamerei la fusoliera come un uncino, penetra dal basso nell’amica. Assistiamo così ad un amplesso tra insetti, stupefatti di tanta sofisticazione sessuale. E tutto alla luce del sole ed alla presenza di estranei e su un esile gambo di erba. Lo sgancio è simultaneo, il maschio rivola contento e leggero come per ringraziare l’amica sincera per l’assistenza prestata e la grazia concessa, anche se l’amplesso comune li ha resi  “ ambos” (5) felici. Anche lei rivola tra le erbe profumate e i giunchi, nera e trasparente, col suo caro  amico color d’oro,a posarsi con dolcezza su un altro esile gambo per unirsi in un  comune contatto, in un comune sofisticato amplesso, insegnando ai presenti  sbalorditi tanta grazia, tanta civiltà di comportamento tra esseri viventi. E tutto si e no in otto secondi.

  1.     Fra le sorgenti
  2.     Letto del fiume
  3.     Ali
  4.     Fiume
  5.     Entrambi

 

Filippo Ledda                                              
La Nuova Sardegna  Mercoledì 28 Febbraio 1973