Inquisizione

Tomasino PINNA, Storia di una strega. L’Inquisizione in Sardegna. Il processo di Julia Carta, Edes, Sassari 2000, 477 pagine.

Il libro tratta di una donna di Siligo che venne  a più riprese processata dall’Inquisizione a cavallo tra Cinquecento e Seicento.

L’Autore è docente di Storia delle religioni presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Sassari.

Il lavoro è incentrato su un documento inedito scoperto presso l’Archivo Histórico Nacional di Madrid: il processo per stregoneria ed eresia a carico di questa donna, di nome Julia Carta, che in due diversi momenti, tra il 1596 e il 1606, fu tenuta prigioniera e sottoposta a una lunga serie di interrogatori e di pressioni, fino alla tortura, presso le carceri segrete dell’Inquisizione a Sassari, e infine condannata come strega ed eretica.

Il libro è diviso in quattro parti: la quarta parte presenta i documenti (gli atti processuali completi, trascritti dall’originale castigliano e con traduzione a fronte), le prime tre parti costituiscono invece una lettura critica operata dall’Autore su quei testi.

Julia era una donna nativa di Mores, ma trasferitasi, all’età di venticinque anni, a Siligo per averne sposato un vedovo, un certo Costantino Nuvole, da cui ebbe sette figli, tutti morti, tranne l’ultimo (che al momento dell’arresto aveva solo quattro mesi).

A Siligo era dedita a un’intensa attività di tipo magico, che l’aveva resa famosa nel circondario, tanto che a lei ricorrevano anche dai paesi vicini: curava con erbe, con terapie magiche, conbrebus; indovinava con varie tecniche il futuro; confezionava amuleti che dovevano costituire per chi li portava una difesa contro i nemici e contro gli operatori della giustizia (civile, religiosa, inquisitoriale). Compiva anche malefìci in grado di far ammalare e persino di portare alla morte. Inoltre, andava dicendo che si potevano confessare i propri peccati, almeno in certi casi, non al sacerdote, ma in un buco fatto per terra di  fronte all’altare, o sotto le lenzuola del letto, o attraversando un fiume.

Per tutti questi motivi fu arrestata e processata dal Tribunale dell’Inquisizione spagnola, che aveva sede a Sassari, e alla fine condannata in un pubblico autodafé.

Il libro non si limita a descrivere la pur interessante vicenda personale di Julia Carta, ma la espone in un incessante sforzo di contestualizzazioni volto a evidenziarne i significati meno apparenti.

Julia è vista non tanto nella singolarità della sua persona  quanto piuttosto come espressione del suo villaggio, dei suoi bisogni e della sua cultura tradizionale. Per capire Julia, allora, il libro la inserisce, ricostruendone la configurazione, in un quadro economico, sociale e culturale che è quello non soltanto della Siligo del tempo, ma, grosso modo, di tutti i villaggi sardi di quell’epoca: paesi di contadini, di pastori, di povera gente sottoposta al sistema oppressivo di un feudalesimo e di un fiscalismo feroci. Siligo, allora, diviene emblema di tanti altri villaggi sardi, e Julia di tante altre donne, come lei povere e analfabete, che in Sardegna furono in quegli stessi secoli sottoposte, per gli stessi motivi, all’azione repressiva del procedimento inquisitoriale.

Ma non solo Julia: anche la Sardegna viene osservata non come entità isolata, ma come facente parte di un contesto più largo, all’interno di ben più vaste dimensioni culturali e storiche: l’Impero spagnolo, la Controriforma, la “caccia alle streghe”.

Pesa molto nell’economia della vicenda la temperie culturale della Controriforma emersa dal Concilio di Trento, con la sua tendenza a sanzionare, in un clima di sospetto, ogni distacco dall’ortodossia proclamata. E’ così che rientrano nel campo dell’azione repressiva anche le tradizioni dei villaggi sardi del tempo, con le loro pratiche magiche, terapeutiche, divinatorie, apotropaiche, che fungono da strumenti rituali di tutela e di superamento di contraddizioni insite nel contesto sociale del villaggio – organismo di solidarietà ma anche di conflittualità interne – e in una quotidianità contrassegnata da miseria e da subordinazione ai poteri politico, feudale, fiscale, ecclesiastico.

L’incontro fra il potere religioso incarnato dall’Inquisizione e la cultura locale personificata in Julia dà vita ad un confronto drammatico fra diverse visioni del mondo e fra soggetti dai poteri altamente disomogenei, e dà luogo a procedimenti di demonizzazione generalizzata (non per nulla tutte le competenze magiche di Julia verranno a un certo punto fatte derivare dal diavolo) – e dunque di condanna – delle prassi e delle rappresentazioni tipiche di quel mondo di tradizioni di cui Julia è portatrice.