Racconti / Gavino Ledda

Giommaria Ledda

“ L’ antenato più interessante della tua famiglia era thiu
Giommaria Ledda. Un uomo molto coraggioso e bisnonno
di tuo nonno paterno. In forze intorno al 1850. Era temuto
da tutta la contrada ed era una specie di capogruppo. Nessuno
a Siligo osava contraddirlo a parte i ricchi e i nobili che non
potevano associarsi con un pastore un porcaro come lui era.

Tra i pastori e gli agricoltori era quello che aveva più autorità.
Allora la legge, la giustizia, era molto lontana dalle campagne.

Era a Sassari e a Cagliari, ma la dominava e la manovrava
l’ingordigia dei nobili. I don, i conti, i marchesi e i cavalieri.
I pastori si univano in più famiglie e uno difendeva l’altro.
E thiu Giommaria era il capo del suo gruppo che non solo era
il più forte di Siligo ma anche dei paesi vicini.

Come ogni capo era temuto, amato, e odiato. Allora c’erano
molti grassatori. Pastori che si facevano ricchi con le ruberie.
Certi grassatori di Mores che thiu Giommaria aveva ripetutamente
costretto a restituire il bestiame rubato, una notte lo
assalirono in località su Colominzu nella sua capanna. Era solo
con i maiali che aveva in mezzadria con un cavaliere di Banari.

All’abbaiare dei cani lui tolse il cespuglio (su calamu) con cui
si chiudeva la capanna . Allora nella capanna non ce n’era
di porta, no ! Si precipitò fuori per non farsi cogliere in
trappola. Non era un uomo da nulla, no… La mosca se la sapeva
scacciar via… I moresi erano tanti: tra i servi e i padroni erano più
di dieci, erano. E si fecero su di lui per ucciderlo a colpi di mallo.

La notte era molto buia. E quest’uomo non poté fare altro che
prendere i colpi che gli piovevano da tutte le parti.
Era una volpe,però. E riuscì a infilare la testa sotto una radice
di un albero di lentischio. Allora c’erano anche alberi di lentischio…
ora sono rari… Quelli nel buio non se ne accorsero. Picchiarono
e  colpirono sul suo corpo servi e padroni finché qualcuno non
disse: ‘Basta ! Sarà morto già tre volte. Controllatelo. ’

Lui da quel momento si finse veramente morto. Uno dei grassatori
allora fattoselo rizzare, gli ha suonato le mandibole e quando
ha visto e sentito che si muovevano come le tabelle della settimana

Santa, ha detto: ‘ E’ morto ! ’ ‘Non è morto. ’ ‘ Si che è morto. ‘
‘ No ! Io prendo il pugnale e lo squarto! ‘
‘ Tu non squarti nulla: non è giusto sfregiare un cadavere ! ‘
‘ Se vuoi porta la lesina e lo pungi dove vuoi ma non voglio siano
sfregiati i cadaveri freddati da me .’

Quel terribile grassatore, allora, afferra la lesina tolse gli scarponi
a thiu Giommaria e con la furia di una belva lo morse al piede
tagliandoli il mignolo di un piede.

Gli dette anche alcune stoccate con la lesina e se lo guardò.
Thiu Giommaria non si mosse: ‘ E’ morto,’ disse. ‘ Possiamo
andare. E’ morta l’anima dannata ! ‘

I grassatori allora fecero uscire i maiali dal porcile e s’incamminarono verso Mores: il loro ovile.
Thiu Giommaria, che aveva riconosciuto i suoi attentatori dalla voce,
si alzò dolorante più morto che vivo. E scalzo com’era si recò a

Paulubeddari all’ovile del fratello.
Sembra impossibile ma ci devi credere.

Gavino Ledda da ( Padre Padrone)